Un déjà-vu che non profuma di crisi politica, ma di prudenza calcolata. Per il secondo anno consecutivo, il consigliere comunale Dino Capitelli, capogruppo di Noi Moderati, ha scelto di non votare il bilancio. Un’assenza (o un mancato voto) che pesa come un macigno sulla solidità della maggioranza guidata dal Sindaco Antonio Mirra e che scatena una ridda di ipotesi nei corridoi di Palazzo Lucarelli.
Perché un pilastro della coalizione, leader di un gruppo di peso, decide di sfilarsi dall’atto più importante dell’amministrazione? Le spiegazioni ufficiali latitano, lasciando spazio a tre scenari inquietanti che agitano le acque della politica sammaritana.
La prima ipotesi è la più pragmatica e guarda al portafoglio. In un clima di incertezza finanziaria, votare un bilancio significa assumersi una responsabilità contabile e patrimoniale diretta. Capitelli sta forse cercando di mettere al sicuro il proprio patrimonio economico da eventuali e futuri attacchi della Corte dei Conti? In caso di dissesto o di accertate irregolarità, chi non firma è salvo. La domanda sorge spontanea: il bilancio del Comune è una “mina vagante” che il capogruppo preferisce non maneggiare?
Il secondo scenario è puramente politico. Prendere le distanze dal bilancio per due anni di fila significa, di fatto, slegarsi dalle responsabilità dell’Amministrazione Mirra. Che Capitelli stia preparando una via d’uscita strategica per una sua futura candidatura a Sindaco? Presentarsi alla città come l’uomo che “non ha avallato le scelte finanziarie dell’era Mirra” potrebbe essere il grimaldello per costruire una proposta alternativa, posizionandosi come figura di rottura (o di garanzia) rispetto al passato.
C’è poi una terza via, più recente e legata a fatti concreti: la creazione di una nuova, importante attività commerciale su via Galatina. Si mormora che il Sindaco Mirra abbia voluto portare la questione in consiglio puntando tutto sulla “fiducia”, senza un reale confronto o una condivisione approfondita nelle riunioni di maggioranza.
Trattare un intervento urbanistico e commerciale di tale portata come una “cosa di poca importanza” o un semplice atto d’ufficio non deve essere andato giù a Capitelli. È possibile che la sua astensione sia un segnale di stop a un metodo di governo che scavalca il dibattito democratico in favore di decisioni prese in stanze chiuse?
Qualunque sia la motivazione reale, il dato politico resta: il capogruppo di Noi Moderati non ci sta. E se il bilancio passa comunque, resta l’ombra di un’amministrazione che perde pezzi di consenso interno proprio sui temi cruciali: trasparenza, gestione del territorio e responsabilità contabile.
I cittadini si chiedono: se nemmeno chi dovrebbe sostenere il Sindaco si fida del bilancio, perché dovrebbero fidarsi loro? La palla passa ora a Capitelli: avrà il coraggio di spiegare questo strappo o continuerà la sua “silenziosa” ma rumorosissima fuga dalle responsabilità?




