Dimenticate il glorioso passato romano, l’Anfiteatro e i gladiatori. Oggi la vera sfida di sopravvivenza si gioca tra un semaforo e un cantiere, in quello che i cittadini hanno ribattezzato il “Gran Premio della Lumaca Incastrata”.
La città è ufficialmente ostaggio di un piano traffico che sembra essere stato disegnato da un enigmista sadico sotto l’effetto di troppi caffè. Le strade sono diventate un labirinto senza via d’uscita dove l’unica cosa che scorre velocemente è la pazienza degli automobilisti, ormai esaurita da tempo.
Proprio in questi giorni, lungo i corsi principali e nei pressi delle scuole, è stata indetta (spontaneamente) la “Giornata dell’Evocazione degli Avi”. Non si tratta di una rievocazione storica con i costumi dell’epoca, ma di un rito collettivo che vede migliaia di automobilisti, fermi da ore nello stesso punto, lanciare urla e invocazioni verso gli antenati più svariati.
Dalle auto in coda si levano preghiere laiche e coloriti richiami ai tempi che furono. Un fenomeno di massa che ha trasformato le vie cittadine in una gigantesca seduta spiritica a cielo aperto, dove il rumore dei clacson funge da colonna sonora per il richiamo dei defunti.
In tutto questo caos, la presenza della Polizia Municipale è costante, ma con un colpo di scena degno di un film di suspense: mentre le auto si fondono l’una con l’altra in un groviglio inestricabile, i caschi bianchi sembrano aver ricevuto l’ordine di ignorare il concetto di “fluidità”.
Invece di districare i nodi del traffico come novelli vigili romani in pedana, gli agenti sono concentratissimi in una disciplina olimpionica: la “Caccia al Verbale Strategico”. Con una precisione che farebbe invidia a un cecchino, spuntano tra le lamiere per sanzionare chi, preso dalla disperazione o da un miraggio, tenta una manovra di fuga.
Il sospetto dei cittadini, ormai diventato certezza tra un’imprecazione e l’altra, è che per il Sindaco Mirra e l’Assessore Simonelli la sicurezza stradale sia solo un optional, mentre il quadratura del bilancio sia la vera stella polare.
“Finché c’è coda, c’è multa”, sembra essere il nuovo motto comunale. Poco importa se i cittadini arrivano al lavoro con due ore di ritardo o se i genitori devono accamparsi fuori dalle scuole: l’importante è che la macchina delle sanzioni non si fermi mai, a differenza di tutto il resto della città che, invece, è immobile.
Nel frattempo, l’evocazione degli avi continua. Si dice che qualche antenato, stanco di essere chiamato in causa per colpa di un piano traffico incomprensibile, stia pensando di scendere sulla terra per regolare la viabilità personalmente. Sarebbe comunque un passo avanti rispetto all’attuale amministrazione.




