Diceva Flaiano che “c’è sempre qualcuno che si diverte a spostare la soglia del ridicolo”. A giudicare da ciò che accade dalle nostre parti, dev’essere un mestiere molto richiesto. E, come ogni stagione elettorale che si rispetti, anche questa non delude: la soglia del ridicolo è stata trascinata via dal vento di Libeccio umido, turbolento, tipico delle perturbazioni autunnali che arrivano dal mare.
Il nostro primo cittadino, ancora ustionato dalla mancata elezione a Presidente della Provincia di Caserta, pare non voglia appoggiare alle Regionali proprio chi lo aveva prima sostenuto… e poi accompagnato con cura, passo dopo passo, verso la sconfitta.
E non sembra appoggiare neppure la candidata che, con tenacia, determinazione e qualche telefonata altisonante, era riuscita a far sfilare in città i massimi esponenti del partito a cui lui stesso secondo molti aveva appartenuto fino a non molto tempo fa. Però è andato a godersi una passerella così prestigiosa. Una cosa non cambia mai: quando c’è da apparire, il sindaco Antonio Mirra risponde presente.
Che si tratti di dare il via a una gara podistica con il classico colpo di pistola, gesto in cui sembra particolarmente ispirato, spararsi la posa con guance tirate e petto in fuori, l’obiettivo della fotocamera trova sempre a favore. In fondo, la fotogenia è un valore politico spesso sottovalutato, ma mai da lui.
Ma attenzione: nuovo giro, nuova posizione. Pare ora che il suo cuore politico sia stato conquistato da un candidato “venuto dal mare”, ma non quello vicino alla Sinuessa: più a nord, più ventilato, più… marittimo.
Gli piace la brezza marina, dicono. L’odore salmastro. La salsedine. La terra di Giovanni Iovino per intenderci.
Speriamo solo che questo nuovo idillio politico non sia l’ennesimo buco nell’acqua e qui l’elemento acquatico sembra quasi scelto dal destino per la metafora perfetta.
Intanto la maggioranza che sostiene il primo cittadino continua a stare insieme grazie a un equilibrio più che politico, acrobatico: un arcobaleno che va da destra a sinistra, passa per il centro, torna indietro, poi riparte, poi rientra. Un moto perpetuo di convinzioni elastiche.
Tutti proclamano di poter portare un numero imprecisato di voti. Molto imprecisato, verrebbe da aggiungere. Anche perché alcuni di loro, lo sanno benissimo, rischiano di non avere neppure il proprio. Ma si sa: la matematica, in politica, è un’opinione.
Nel frattempo il sindaco concede spazi, visibilità, piccoli palchi e grandi illusioni a chi coltiva da tempo ambizioni sindacali che difficilmente vedranno la luce.
Lui lo sa.
Loro lo sospettano.
Ma il gioco dell’illusione è piacevole, e finché dura… che male c’è?




