Se c’è un elemento che rende il traffico sammaritano un’esperienza indimenticabile, quello è l’agente di Polizia Municipale noto ai più con il soprannome affettuoso di “Filler”.
“Filler”, per chi non lo sapesse, è l’uomo che non riempie solo gli spazi vuoti tra un semaforo e l’altro, ma soprattutto i silenzi con una dialettica che definire “poco ortodossa” è un eufemismo. La sua missione è chiara: riportare l’ordine nel caos veicolare della città, ma il metodo è… tutto suo.
Dimenticate la compostezza istituzionale e il rigore burocratico. L’agente “Filler” approccia il cittadino automobilista con una scarsa personalità istituzionale, ma con una personalità privata fin troppo esuberante.
Il suo stile comunicativo è improntato alla massima informalità: il “tu” immediato e perentorio è il suo standard di approccio, non importa se si tratti di un neopatentato o del notaio più anziano della città.
Quando “Filler” entra in azione, l’aria si riempie di decibel. Non si limita a dirigere il traffico con le palette; lo regola alzando la voce fino a raggiungere tonalità degne di un’opera lirica, spesso e volentieri condendo le sue direttive con improperi coloriti e vigorosi che rendono la sua presenza impossibile da ignorare. È l’unico vigile che, multandoti, potrebbe farti sentire anche un po’ in colpa per aver intralciato la sua giornata all’insegna della dieta, della palestra e di acido ialuronico.
Paradossalmente, questo approccio al limite del Codice (non della Strada, ma del Buon Senso) talvolta funziona. Di fronte a un’invettiva così schietta e a un gesto così deciso, l’automobilista sammaritano, abituato alla confusione, si ferma. Non per rispetto della divisa, ma forse per pura meraviglia o, più realisticamente, per evitare un ulteriore e più creativo rimprovero pubblico.
La scena tipica vede “Filler” al centro di un incrocio: mezzo busto fuori dal finestrino del malcapitato di turno, indice puntato e una domanda retorica che non ammette repliche, come: “Ma tu dove pensi di andare, eh?!”.
In una città che ama il teatro e la passione, l’agente “Filler” è senza dubbio un personaggio iconico. Non sarà ortodosso, non avrà la pazienza di Giobbe, ma di certo garantisce che ogni incrocio, per quanto breve, si trasformi in una memorabile (e leggermente terrorizzante) esperienza civica.
E se vi capita di vederlo, ricordate: meglio fermarsi al giallo. O peggio per voi.




