Dimenticate i soliti salotti sportivi milanesi, le analisi noiose e i commentatori con la cravatta troppo stretta. Da qualche tempo, a Santa Maria Capua Vetere, precisamente nella centralissima e sempre viva Piazza Mazzini, è nato un fenomeno che sta rivoluzionando il modo di parlare di calcio: il format sul Napoli di Gianluca Seghizzi!
Con un piglio degno dei migliori showman e una regia impeccabile (curata dal “cameraman d’eccezione” Gigiotto Ventriglia, che per l’occasione ha imparato a distinguere un fuorigioco da un gol), il programma è un’esplosione di passione, tifo e, diciamocelo, pura follia calcistica.
Un Parterre de Rois (e di un Cane Stratega)
Il successo del format si basa su un cast di personaggi così eclettici da far impallidire qualsiasi trasmissione nazionale.
Ospite fisso e indiscusso la vera mente dietro i successi azzurri (almeno secondo i corridoi di Castel Volturno): il professor Raffaele Tedesco. Maestro di tattica, i suoi video sono seguitissimi da Antonio Conte in persona che, pare, prima di scegliere l’undici titolare, li guarda religiosamente, annotando schemi e mosse segrete. E non è solo, il professore: al suo fianco, inseparabile e con uno sguardo che sembra analizzare ogni dribbling, c’è il suo fedelissimo cane, il saggio Raspadori, ficcante quattrozampe sempre sul filo dell’offside.
A stemperare (o forse ad incendiare ulteriormente) gli animi, non manca l’irresistibile Giggino Giornaletto. Tifoso interista “pentito” (o forse solo ben integrato nel tifo azzurro per necessità di sopravvivenza sociale a SMCV), Giggino si è convertito in un napoletano doc. Il suo passato nerazzurro è solo un lontano ricordo, ora è un fedelissimo seguace di McTominay e compagni, pronto a sventolare bandiere e a intonare cori con la stessa enfasi di chi è nato all’ombra del Vesuvio.
E poi, la vera nota “internazionale” del programma: Attilio Castiello. Non solo un apprezzato divulgatore scientifico (si mormora che abbia trovato la formula per un nuovo teorema sul fuorigioco passivo), ma anche un tifosissimo sfegatato della Juventus. La sua presenza è una garanzia di scintille e battibecchi, un po’ come mettere un pulcino in un nido di aquile. Le sue argomentazioni, sempre scientificamente ineccepibili, vengono puntualmente travolte dall’onda emotiva azzurra, ma lui resiste, impassibile, come un teorema dimostrato contro ogni evidenza.
Infine, immancabile come il caffè dopo pranzo, c’è il “solito” Max Ferri con il suo inconfondibile “tour de Max”. Un’escursione verbale che spazia dal calcio alla vita, dalla politica al meteo, con la sua inimitabile verve che trasforma ogni discussione in un’opera d’arte.
Insomma, il format di Piazza Mazzini è molto più di una trasmissione sul Napoli. È un’esperienza culturale, un laboratorio sociologico a cielo aperto, dove la passione calcistica si fonde con l’humor, l’analisi tattica con la goliardia. E se Antonio Conte vince, un grazie speciale va a Seghizzi, Ventriglia, al Prof. Tedesco e al suo cane Raspadori, a Giggino, Attilio e al Tour de Max. La prossima volta, magari, faranno anche un provino per la panchina.




