L’estate è anomala, il sole va e viene, e sotto l’ombrellone ci si annoia. I cruciverba stufano, i libri pesano, il gossip scarseggia. E allora, che si fa? Si legge l’albo pretorio del Comune. Una scelta estrema, certo, ma inaspettatamente avvincente.
E proprio lì, tra delibere, determine e bandi che nessuno legge mai, spunta un capolavoro burocratico che farebbe invidia a un romanzo giallo: la determinazione n. 429 del 7 agosto 2025. Un documento che, come dire, non lascia spazio all’immaginazione.
Il Comune si vede costretto a pagare 10.000 euro a un ex dipendente a tempo determinato. Perché? Perché tra il 2006 e il 2008 qualcuno, all’ufficio del personale, si dimenticò di trasmettere all’INPS la denuncia (prima Emens, oggi Uniemens) necessaria per far scattare la disoccupazione. Il lavoratore si è inizialmente rivolto al giudice, ma il procedimento non ha avuto seguito: l’inadempienza dell’ufficio del personale era talmente evidente che l’ufficio legale del Comune ha preferito chiudere la questione con un accordo stragiudiziale.
Ma la vera chicca è che dalla determina non si capisce se l’oblio fiscale-burocratico sia stato un caso isolato o se ci sia stato un ampio blackout gestionale, magari ai danni di altri colleghi che ai tempi a tempo determinato come il malcapitato, alcuni dei quali oggi siedono comodamente in pianta stabile… magari con qualche promozione in tasca.
E qui entra in scena il grande classico di Palazzo Lucarelli: fa carriera chi non disturba, chi non alza la voce, chi dimentica volentieri, ma non le opportunità. Perché mentre alcuni vengono “risarciti” altri hanno fatto carriera proprio in quell’apparato che, all’epoca, produsse la “dimenticanza”.
Nessuna sanzione per chi allora lavorava all’ufficio del personale, oggi molti di loro sono beatamente in pensione. I dirigenti e le posizioni organizzative in servizio continuano a navigare in acque tranquille… e ben retribuite, magari proprio per vigilare su quelle stesse procedure che si “scordarono” di adempiere.
Il mare resta mosso, il sole non si decide, ma almeno a Santa Maria Capua Vetere c’è sempre qualcosa che scalda… se non il clima, quantomeno le determine estive.




