A Santa Maria Capua Vetere c’è chi teme la zanzara West Nile e chi, invece, quasi la accarezza come un’opportunità. Tra questi ultimi, ai più maliziosi parrebbe, ci sia il sindaco Antonio Mirra, che – secondo ‘alcuni critici’ – ‘non disprezzerebbe’ un lievissimo, impercettibile peggioramento della situazione, giusto quel tanto che basta per riaccendere la modalità “emergenza”.
Del resto, il primo cittadino ha già dato prova di come un periodo di crisi possa diventare un terreno fertile per recuperare consenso. Correva l’anno 2020, c’era il Covid, e Mirra, allora ai minimi storici di popolarità, scoprì il superpotere di ogni sindaco in difficoltà: governare in diretta Facebook. Conferenze stampa quotidiane, ordinanze a raffica, toni da comandante in trincea. E soprattutto, la possibilità di zittire ogni polemica con il magico mantra: “Non è il momento delle critiche, siamo in emergenza”.
Oggi, il copione rischia di ripetersi. Basta sostituire “droplet” con “pungiglione” e il gioco è fatto. Invece di mascherine, disinfestazioni; al posto del distanziamento sociale, ordinanze anti-larve, disinfestazioni e dirette quotidiane come fosse un Tg. E, soprattutto, la gestione centralizzata di ogni decisione, senza troppo spazio per un’opposizione già di per sé flemmatica.
Certo, ufficialmente nessuno ammetterà mai di tifare per la proliferazione di un insetto. Ma in città qualcuno già sussurra: Mirra senza emergenza è come un pescatore senza canna.
E così, mentre i cittadini si grattano per le punture, c’è chi, in municipio, sembra già lucidare la fascia tricolore in vista di un nuovo “stato di allerta”. Perché in fondo, tra una città che funziona e una città in perenne emergenza, si sa… l’emergenza offre sempre più palcoscenico.
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