A Santa Maria Capua Vetere c’è un mistero più fitto delle nebbie padane: che fine ha fatto l’opposizione? Dalla sala consiliare giungono solo echi ovattati, sussurri remissivi, qualche timido mugugno e molti, moltissimi silenzi. Talmente tanti che c’è da chiedersi se i banchi dell’opposizione non siano stati occupati da comparse mutole, inserite lì giusto per rispettare la scenografia istituzionale.
Durante il secondo mandato del sindaco Antonio Mirra, in particolare, l’opposizione pare aver fatto voto di obbedienza. Niente più interpellanze accese, nessuna mozione scomoda, neanche un “ma” di cortesia. Tutti in religioso allineamento alle direttive della fascia tricolore, che da tempo non è più solo sindaco: ormai è papa, re e padre spirituale dell’intero consiglio comunale.
Le poche volte in cui si solleva una palpebra dai banchi della minoranza, è solo per approvare convintamente ciò che l’amministrazione propone: un atteggiamento che agli occhi dei cittadini suona come una resa senza condizioni, un tifo da curva sud… per la squadra avversaria.
E pensare che, in campagna elettorale, alcuni di loro avevano promesso fuoco e fiamme, controllo serrato, barricate democratiche. Ora, si limitano a qualche presenza formale e a sorrisi compassati durante le foto di rito. Al massimo, un commento su Facebook. Ma mai, mai qualcosa che possa disturbare il monarca Mirra.
Insomma, il consiglio comunale sammaritano è diventato una grande riunione di famiglia dove tutti si vogliono bene, nessuno alza la voce e il sindaco, seduto a capotavola, taglia e decide. Perché se il re è nudo, nessuno dell’opposizione ha più il coraggio di dirglielo. O forse… a loro sta bene così!




