Nel panorama politico di Casagiove, tra delibere, consiglieri e assessori, c’è una figura che aleggia più come leggenda urbana che come presenza concreta: l’assessore Castiello. Un nome noto più per l’assenza che per l’azione, più per l’abilità di restare seduta sulla poltrona che per l’impatto delle sue decisioni.
La politica, si sa, è fatta anche di equilibri e manovre. Ma Castiello ha raggiunto un livello che sfiora l’arte scenica dell’invisibilità: un assessore fantasma, raramente avvistato in Comune, quasi mai protagonista di confronti pubblici, eppure sempre al suo posto, con deleghe mai messe in discussione. Una costanza notevole — se si considera l’assenza.
E dire che, con un colpo di scena che in altri contesti avrebbe aperto il dibattito, Castiello ha annunciato in Consiglio Comunale la sua dichiarazione di indipendenza. Non più parte organica del gruppo del sindaco, ma nemmeno opposizione. Una posizione “terza”, teoricamente autonoma, che nella pratica non ha portato ad alcuna discontinuità. Nessuna rottura politica, nessun atto diverso, nessuna tensione da registrare. La dichiarazione di indipendenza? Un atto formale, senza contenuto reale. Come una targa fuori da un ufficio che nessuno apre mai.
C’è chi, in politica, cambia casacca. Lei no: Castiello ha preferito restare in passerella, evitando il campo di gioco, mantenendo le deleghe e l’allineamento di fatto con la maggioranza. Una manovra che, più che indipendenza, odora di convenienza.
Mentre i cittadini si interrogano sul destino della città, un assessore resta immobile, immutabile, inamovibile. Forse è questa la nuova frontiera della politica locale: il silenzio che parla, l’assenza che pesa. Casagiove merita trasparenza, impegno, e soprattutto presenza. Il ruolo pubblico non è una medaglia da tenere al petto, ma una responsabilità da esercitare ogni giorno.
Nel frattempo, la porta dell’ufficio di Castiello resta chiusa. E il Comune, con essa




